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Völur: le incantatrici norrene

Völur: le incantatrici norrene

Radicata nel folclore locale e nelle storie popolari, ecco a voi la figura della völva, la profetessa nordica che tanto spaventava romani e popoli incursori.

Maga esperta nella divinazione e nella stesura di oracoli, la völva era una figura autorevole della società germanica, temuta e rispettata per via del suo grande potere.

Secondo le leggende, era una misteriosa viaggiatrice, che errava di terra in terra con uno scettro di legno o metallo, offrendo i suoi servigi a quanti la contattassero.

Caratteristiche, nomi e simboli

Spesso descritta come una donna anziana, saggia e rilevante all’interno della comunità, comunicava con gli spiriti e riusciva a manipolare l’ambiente circostante.

A descriverla maggiormente sono i romani come Tacito e Strabo, che restano ammaliati di fronte al potere che detiene e da come le sue profezie vengano ascoltate senza esitazione.

Etimologicamente, le si attribuiscono diversi nomi. Nell’inglese antico troviamo Hellerune, traducibile con strega o veggente, chiaramente associata ad Hel (il regno dei morti), alla necromanzia e alle rune, i segreti che prima ancora di essere incisi sulla pietra erano cantati, o sussurrati.

O ancora, spaekóna, cioè “colei che vede”.

Forse, si realizzava anche una distinzione tra chi semplicemente portava la staffa, questo potente scettro caratteristico, prendendo il nome di völva, e chi invece praticava attivamente la magia, prendendo il nome di seiðkona.

Seiðr E le norne

Seiðr era la magia praticata dalle völur, fondata sulla chiaroveggenza e sulla manipolazione di cose, persone ed eventi naturali.

Probabilmente, deriva dalla radice indoeuropea sehi-, che significa “legare”.

Non è da escludere, infatti, che per attuarla venissero anche impiegate delle corde o dei lacci. Questa teoria viene rafforzata dall’uso simbolico della conocchia o della rocca, usata per filare ed attrarre determinati risultati. Questi, potevano essere sia positivi che negativi: il seiðr non distingueva tra magia buona e cattiva, pertanto l’uso che se ne faceva dipendeva unicamente dall’incantatrice stessa. Questo concetto ricorda abbastanza le Norne, con il loro indiscusso potenziale, semplicemente rispettato in quanto tale.

Attraverso l’uso di questa pratica si potevano raggiungere obiettivi nobili come aiutare i guerrieri da casa, favorendone la vittoria, o proteggere i propri cari. Ma si potevano anche lanciare maledizioni, attirare sventura, malattie e morte. Secondo alcune leggende, inoltre, si potrebbe anche attingere alle risorse fisiche di qualcuno, come la forza e l’intelligenza, per poi trasferirle a qualcun altro.

Nell’antico inglese prendeva il nome di siden o sidsa, entrambi riferiti alla magia praticata dagli elfi. Gli adepti prendevano il nome di wicca, se uomini e wicce, se donne (oggi witch).

Essenziale in questa pratica magica era la componente musicale, costituita dai galdr, veri e propri incantesimi cantati con voce acuta e suadente, assimilabile al richiamo delle sirene, il cui ruolo era proprio quello di incantare e attirare spiriti umani e ultraterreni.

Questi canti si distinguevano in varðlokur, che avevano lo scopo di rinchiudere e legare gli spiriti al potere della veggente, e varðlokkur, che miravano ad avvicinarli o adescarli. Spesso venivano invocati cosí spiriti buoni capaci di aiutare la veggente a portare a termine la sua missione.

A questo proposito, un ulteriore richiamo alle Norne lo ritroviamo in un passaggio del Gródalgr, in cui si menzionano le uarðlokkur, incantesimi di Urðr che avrebbero protetto un determinato individuo.

Il seidr era un’arte prevalentemente femminile, sacra a Freyja, dea Vanir, che la insegnó a Odino. Egli, infatti, era l’unico a conoscere tutti i galdrar, compresi quelli non noti all’uomo, che permetterebbero di dare la vita e di riportare in vita i morti.

Nella Voluspá, Odino si reca dalla veggente e dopo averle offerto anelli e pietre preziose, riceve la sua profezia circa il Ragnarök, la grande battaglia finale tra dei, giganti e mostri. Questo ci indica come le völur fossero rispettate e ascoltate anche dagli stessi dei, che le consultavano in quanto conoscitrici del destino, il cui ruolo é centrale nell’ideologia norrena.

völur e sciamanesimo

La pratica delle völur viene spesso associata ad una forma di sciamanesimo indoeuropea, per via della sua essenza prevalentemente estatica e meditativa.

Le profezie, infatti, venivano pronunciate solo in determinati momenti e seguendo un rito ben definito. La völva, tenendo saldamente in mano la sua staffa, si ergeva su una piattaforma elevata, chiamata seiðhjallr e lì, come in trance, faceva in modo che gli spiriti parlassero attraverso di lei, mentre gli spettatori cantavano dei galdr, accompagnando le sue visioni.

Un altro forte elemento sciamanico era la credenza che la völva potesse richiamare spiriti non solo umani, ma anche animali, capaci di manifestarsi e portarle informazioni e aiuti ultraterreni.

Inoltre, essa potrebbe evocare un gandr, un qualcosa di connesso alla sua stessa anima, che può essere estrapolato e materializzato fuori da sé nel sogno o durante la trance. Si pensava che la maga potesse anche cavalcare questo spirito, che spesso prendeva le sembianze di un lupo, o, altrimenti, che fosse invisibile e che pertanto riuscisse fisicamente a sorvolare il mondo terreno. Di qui, il concetto che si venne a creare della strega che vola di notte a cavallo di una scopa.

i gatti e la volva

Anche i gatti erano un simbolo importante per le veggenti.

Da sempre associati alla stregoneria, alla spiritualità e all’aldilà, erano sacri a Freyja, che si diceva guidasse un carro infuocato trainato da due enormi gatti grigi regalati da Thor.

Le völur, essendo consacrate a Freyja, ammiravano questo animale, il cui simbolismo ricorre in svariati ritrovamenti archeologici.

Basti pensare alla nave funebre di Oseberg, ritrovata in Norvegia, che conteneva i corpi di due donne di elevato stato sociale accompagnate da numerosi accessori, tra cui pelle di gatto e un convoglio decorato con nove gatti.

ritrovamenti archeologici

Proprio parlando del ritrovamento di Oseberg, è affascinante la ricchezza di questa nave perfettamente conservata, piena di lussi e di elementi che hanno fatto pensare agli archeologi di essere di fronte o a una regina o a una völva. Le due donne, vestite di eleganti abiti rossi e blu, erano circondate da vari oggetti, come una borsa piena di semi di cannabis, una staffa di legno, una cesta con pelli di gatto e ossa di vari animali.

Un altro ritrovamento importante è quello di Fyrkat, in Danimarca. Questa fortezza ad anello appartenente all’epoca vichinga cela numerose tombe, tra cui quella di una donna nobile, posta su un carrozza trainata da cavalli vestita con abiti intarsiati d’oro. Attorno a lei vi erano un bastone di metallo, delle forbici di ferro e dei semi di una pianta velenosa conosciuta come giusquiamo nero, che in passato veniva usata per le sue proprietà farmacologiche, narcotiche e magiche. Inoltre, la donna aveva con sé anelli d’argento nelle dita dei piedi, assolutamente sconosciuti prima, mai ritrovati in altre tombe vichinghe, con amuleti vari.

O ancora, in Svezia, ad Hagebyhöga fu ritrovata una tomba simile alla precedente, con il corpo di un donna, possibilmente una völva, in una carrozza, attorniata da una staffa di metallo, delle brocche di bronzo arabo e una piccola statuina di Freyja, associata alla sessualità, al seiðr e alla morte.

la Völva nella visione cristiana

Con l’avvento del Cristianesimo nei territori scandinavi si ebbe un progressivo decadimento di tutta una serie di valori che, per secoli, avevano costituito l’identità dei popoli del Nord.

Se inizialmente gli dei erano il centro della devozione di milioni di fedeli, poco a poco questi si ritrovarono a convivere con un nuovo Dio, più o meno accettato.

La Chiesa Cattolica riuscì a diffondere il Cristianesimo, scendendo a compromessi con la gente, facendo notare certe somiglianze con Odino e Thor, finché non riuscì ad istillare in loro il dubbio di aver venerato per troppo tempo delle entità connesse a Satana.

Lentamente le vecchie tradizioni vennero oscurate, messe da parte e progressivamente abbandonate.

I sacrifici vennero ridotti, nuove preghiere furono istituite e i sacerdoti e le sacerdotesse vennero condannati per professare la religione di falsi dei.

La magia fu vista come un pericolo, un mezzo del diavolo per farsi spazio tra la gente, qualcosa da estirpare (credenza che poi, secoli dopo, sfocerà nella terribile caccia alle streghe).

Le völur e tutti coloro che praticassero la magia, sia che questa fosse usata per fini positivi o negativi, furono demonizzati e allontanati dalla società, etichettati come malvagi.

Ovviamente, non tutti rinnegarono in modo cosí drastico le proprie divinità, che sapevano fossero benevole, riuscendo quindi a portare avanti una religione mista, in cui venivano riconosciuti aspetti comuni e differenze con il Dio cristiano.

Lungi dall’estinguersi, il paganesimo continuerà ad essere la realtà, più o meno esplicita, di molti che, salvaguardandolo, riuscirono a farlo arrivare fino ai nostri giorni.

Curiositá

  • Il canto più vicino ai galdar di cui abbiamo contezza è il lockrop, il canto tradizionale svedese usato per richiamare i pascoli dalle distanze (per’altro preserva la componente lokk– che troviamo in varðlokkur);
  • Pur essendoci degli uomini che praticano il seidr, questo è visto come un atto tipicamente femminile, per cui è considerato uno scandalo che un uomo vi si affianchi (in passato venivano chiamati niðr, una delle peggiori accuse che potessero ricevere)

Per approfondire…

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Pubblicato da Cristina Sciuto

Il mio nome è Cristina, sono appassionata di miti, leggende popolari e folclore. L'obiettivo di questo blog è di diffondere consapevolezza su antiche leggende ormai semi-dimenticate, riportarle alla luce e permettere loro di parlarci, ancora una volta, dei remoti segreti dei nostri antenati. Se anche voi, come me, avete sempre creduto alla magia e vi siete lasciati solleticare dalla piacevole sensazione di un racconto impolverato accanto ad un camino scoppiettante, allora benvenuti: questo è il posto che fa per voi!

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